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Relazione tra microbioma e sistema fasciale



Medicina Sistemica relazione tra microbioma e sistema fasciale.

Dottoressa Patrizia Saccavino
Medico Chirurgo specializzata in Medicina dello Sport, Medicina Fisica e Riabilitazione.

Quali sono i fattori che determinano la sopravvivenza di un individuo rispetto ad un altro ?

Domanda interessante.

Vediamo quali sono:

la RESILIENZA (capacità di essere flessibile alla percezione degli stimoli esterni e di avviare il cambiamento)
l’ALLOSTASI (la capacità di mantenere la stabilità dei sistemi fisiologici per mezzo del cambiamento e di garantire l’omeostasi)
l’INTENZIONE (la consapevolezza di aderire ad un destino spirituale di sopravvivenza della nostra coscienza e della nostra esperienza psichica, che si eleva al di sopra della mera sopravvivenza fisica, là dove l’omeostasi della Natura non prevede l’invecchiamento di un organismo dopo la propria riproduzione, in quanto non più utile al sistema meccanicistico biologico).
Quali sono fattori che influenzano l’invecchiamento e i processi connessi di “flogoaging”?
Eccoli: glicazione proteica, deficit di metilazione, carenza di acidi grassi, mutazioni genetiche, deficit di rimodellamento della matrice cellulare, alterazioni della membrana cellulare, usura dei mitocondri con danno della loro pompa protonica usata per produrre energia, squilibri ormonali, disfunzione del sistema immunitario, processi di infiammazione cronica, precipitazione di sali di calcio nei tessuti, acidosi tissutale, tossicità intra-cellulare, decadimento della massa magra del corpo.
I mitocondri, la centrale operativa delle nostre cellule, sono i nostri ex batteri atavici, inglomerati nel citoplasma cellulare: lo sapevate? La loro attività biochimica è fondamentale per la sopravvivenza cellulare.
Il cortisolo è uno degli ormoni più importanti nella genesi dei processi infiammatori cronici, poiché inibisce l’ormone della crescita, la melatonina e il TSH ed è connesso alla “sindrome da stress cronico”, che consuma i microalimenti e modifica il microbioma intestinale. L’ipercortisolemia da stress inibisce il glucagone ed altera l’omeostasi che permette, di notte, di reintegrare la matrice extra-cellulare sana. Questo processo porta inevitabilmene all’aumento di peso e alla perdita dell’efficienza fisica, con conseguente stress metabolico e stress immunitario.
Si è quindi andato sviluppando il concetto di TENSEGRITY della marice extra-cellulare (proprietà di auto-rimodellamento della matrice extra-cellulare), che riguarda il MEC, Mechanical Regular System, cioè la proprietà di tensione+integrità, riferito alle cellule e a particolari proteine di struttura che sono in grado di trasmettere, con proprietà di biorisonanza, le informazioni dalla matrice extra-cellulare all’interno della cellula. La FASCIA MUSCOLARE, ad esempio, ha questa proprietà di biorisonanza e trasmette, a distanza, informazioni meccaniche originate nella profondità dei muscoli e delle articolazioni. Anche l’apparato muscolo-scheletrico rappresenta un modello fisico di Tensegrity, in cui la rigidità della parte ossea fluttua in una mare di “soft-tissue”, di cui la fascia rappresenta l’elemento di regolazione tensiva. La fascia regola quindi l’equilibrio meccanico del sistema, in cui la pressione e il peso vengono continuamente modulati dalla tensione fasciale, in una ricerca continua dell’efficienza meccanica migliore, in quel particolare momento e per quel particolare compito.
La fascia rappresenta un network di distribuzione istantanea di tensione, utile all’efficienza meccanica del sistema di movimento. Il concetto ingegneristico di Tensegrity spiega il fenomeno della comparsa di una disfunzione meccanica o di dolore a distanza, rispetto al punto in cui il sistema si è originariamente alterato.
Spiega anche come l’acidificazione tessutale, provocata da errori alimentari ripetuti, possa provocare alterazioni dell’ambiente biochimico cellulare, in particolare della membrana cellulare, con alterazione delle tensioni strutturali dei vari organi e apparati.
Lo stress endocrino, alimentare, psicobiofisico, infettivo provoca infatti una disregolazione del MEC, con produzione di inibitori tessutali di metallo-proteasi, deficit dei sistemi di detosssificazione a livello epatico, renale e polmonare, imbibizione tossica della matrice extra-cellulare e produzione di elevate quantità di istamina.
Siamo in grado di auto-guarirci e di invertire il processo di ossidazione, acidificazione ed irrigidimanto delle membrane cellulari e dei mitocondri, che porta alla malattia e al precoce invecchiamento?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo partire dall’affascinante sistema dei recettori di membrana cellulare e in particolare del CITOCROMO P450, che è una ossidasi e rappresennta uno dei più potenti sistemi di detosssificazione dell’organismo.
Quindi dobbiamo approfondire lo studio della FISIOPATOLOGIA DEI SISTEMI ANTIOSSIDANTI, che ci proteggono dalla perossidazione lipidica della membrana cellulare e attivano un processo di guarigione, attraverso una strategia di cambiamento biochimico, che passa attraverso ad una CORRETTA ALIMENTAZIONE.
E’ necessario impostare una dieta antitossica e una dieta antiflogistica, facendo riferimendo all’ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity), che rappresenta la capacità di un alimento di assorbire i radicali liberi e di garantire una strategia anti-ossidante all’interno dei tessuti.
Fondamentale la presenza e la salute del nostro MICROBIOMA intestinale, 1,5-2 kg. di microrganismi a persona, che ci aiutano a mantenere l’omeostasi cellulare a livello enterico. Al momento della nascita, noi facciamo un contratto con il microbiota che ci aiuterà a differenziare ed attivare le cellule killer del nostro sistema immunitario. Il taglio cesareo e l’allattamento artificiale inficieranno pesantemente questo “imprinting immunitario” nel bambino, favorendo una condizione disfunzionale che potrà portare al flogotipo disbiotico in età adulta.
Questo è solo un esempio di come una situazione sfavorevole esterna (taglio cesareo) potrebbe influenzare negativamente la salute, senza che l’individuo ne abbia coscienza.
In ogni caso, gli stress alimentari e psico-ambientali attivano costantemente il processo infiammatorio endogeno. Ciò che mangiamo può danneggiare gravemente il microbiota, che lavora per noi, come un operaio instancabile che richiede molto poco per il suo importante lavoro: senza il microbiota noi NON potremmo vivere! L’alterazione del microbioma provoca un danno alla perneabilità della mucosa intestinale, causando la “sindrome dell’intestino permeabile”. L’ingresso di polisaccaridi, LECTINE e batteri provoca una abnorme stimolazione del sistema immunitario, con aumento degli indicatori dell’infiammazione: il MIMETISMO MOLECOLARE (scambio di identità proteica tra le lectine ed altri tossici, con le proteine di membrane delle nostre cellule) può indurre in errore il sistema immunitario, causando malattie auto-immunitarie e auto-distruzione di cellule sane.
Il nostro sistema immunitario è una sorta di SCANNER: la sua funzione è di rilevare continuamente ai confini dell’Impero, cioè nel nostro intestino, “codici a barre” inerenti le sostanze che entrano all’interno della barriera costituita dagli enterociti. Questi scanner si chiamano TRL cioè TALL-LIKE-RECEPTOR (premio Nobel per la Medicina nel 2011): sono presenti sulla membrana di tutte le nostre cellule e in particolare, dei globuli bianchi e ci difendono dagli “invasori”. Purtroppo la presenza di proteine anomale e di recente costruzione all’interno del cibo geneticamente modificato OGM (cereali, verdura, frutta, legumi, ecc.) ha profondamente alterato il sistema di PATTERN MACHING, con cui funziona la trasmissione dell’informazione cellulare: in parole più semplici, siamo stati hackerati!
A livello intestinale, danneggiare il microbiota significa produrre direttamente cortisolo senza passare attraverso l’ipofisi, attivando anche il linfocita che produce la sostanza P (da PAIN) e che innesca la catena delle citochine pro-infiammatorie. L’aumento delle citochine e del cortisolo, tipici degli stati infiammatori cronici, può causare anche depressione: lo stimolo patologico esterno non viene vissuto come un evento da gestire, ma come un nemico che non riusciamo a vincere (meccanismo dispercettivo alla base dei dolori cronici centrali, in relazione alla patogenesi della depressione ad essi connessa).
Sappiamo che prima di prodursi una malattia ha dato molti segni di sé ed è stata preceduta da reazioni di allarme, spesso non ascoltate e quindi non risolte. Si disgrega quindi il sistema di interconnessione sistemica che ci mantiene in equilibrio: è la nostra corteccia frontale che decide il “coping” e che mette in atto le reazioni…verso L’INATTESO.
L’inatteso è benefico, in un sistema corticale e organico flessibile e in equilibrio tensivo, poiché attraverso l’amigdala noi possiamo continuamente evolverci a livello emozionale e trovare soluzioni creative ed alternative alla malattia: ci vogliono circa 21 giorni affinchè, in una condizione di dolore e malattia, i neuroni si disgreghino e riaggreghino, cambiando il pensiero negativo indotto dalla catena citochinica infiammatoria.
I processi di guarigione sono una scelta evolutiva e sono processi decisionali che dipendono dalle nostre mappe mentali (connesse con la nostra storia personale), dalla nostra esperienza e dalla nostra alimentazione.
In questo interessante contesto, descritto dalla nuova Medicina Sistemica e dalla Medicina Rigenerativa, dovremo inserire la nuova e drammatica esperienza della pandemia da Covid 19, ben consapevoli che il nostro sistema immunitario è ora stimolato verso una sua straordinaria evoluzione.

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