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Metodologia di trattamento per i nuotatori

NUOTO e LOMBALGIA

  • Alice Bessolo: Fisioterapista – Osteopata- Docente;
  • Claude Altieri: Fisioterapista – Osteopata- Direttore Scientifico, ideatore della BFD.

Anni fa i medici ortopedici prescrivevano il nuoto come terapia per il mal di schiena, ma questo rappresentava un errore! 

Importanti alcuni cenni di fisiologia: come sappiamo tutti, dal punto di vista muscolare esistono due tipi di attività:

  1. Attività tonica;
  2. Attività fasica.

Secondo la legge di Henneman (legge del reclutamento delle fibre muscolari) : “Le fibre muscolari vengono reclutate in base alle loro dimensioni”.

Durante il movimento il comando che parte dal cervello è unico, mentre la dissociazione tonico/fasica viene realizzata attraverso il reclutamento dei motoneuroni.

Come regola generale, le piccole unità motorie vengono reclutate prima di quelle grandi, il che significa che l’attività tonica precede l’attività fasica. La stabilizzazione attiva delle articolazioni precede quindi il movimento delle articolazioni e la stabilizzazione richiede un’attività tonica. Questa è la versione più classica, ma come al solito è modulare e dipende dal contesto.
Se sono su un supporto instabile, per esempio, il reclutamento delle fibre può essere invertito in base allo scopo dell’azione.

Nel caso del nuotatore, in assenza di peso, non è necessaria un’attività tonica antigravitazionale, ma è importante la propulsione: in quel momento verrà invertito il funzionamento e privilegiato il reclutamento di attività fasica rispetto all’attività tonica. Il risultato sarà una distribuzione di fibre nel muscolo a favore delle fibre fasiche, un po’ come le persone che vanno nello spazio che, come se fossero senza peso, non hanno più bisogno di attività tonica antigravitazionale.

Ecco quindi che il lavoro in acqua può essere controproducente come terapia per la cura del mal di schiena!

Se guardiamo bene le due foto seguenti noteremo che il nuotatore (foto a destra) ha il basso addome leggermente gonfio: la famosa “boa da nuotatore”, che l’atleta non presenta (foto a sinistra. Questa differenza sembra essere dovuta ad una leggera ptosi viscerale, che troviamo regolarmente nei nuotatori agonisti trattati per il LBP (Low Back Pain – Lombalgia).

Per il fisioterapista o/e l’osteopata che ha a che fare con i nuotatori agonisti, sarà importante, quindi, praticare trattamenti personalizzati tenendo conto di:

A. Disfunzioni biomeccaniche
B. Disfunzioni viscerali biomeccaniche, ma anche disfunzioni circolatorie e neurovegetative (in particolare bradicardia o tachicardia).
C. Prestare particolare attenzione al funzionamento cardanico toraco-lombare in sinergia con il diaframma (respirazione/circolazione) e i gravicettori sottodiaframmatici.
D. Naturalmente la valutazione posturale, che è completamente legata all’attività tonica.

Sarà inoltre necessario collaborare con l’eventuale preparatore atletico per consigliare esercizi da fare ‘a secco’, mirati alla tonificazione muscolare, in particolare al controllo neuro-motorio e all’attivazione del muscolo trasverso dell’addome (ginnastica ipopressiva), soprattutto nelle nuotatrici.

In questo contesto, la Metodologia BFD® sembra fondamentale.

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1 commento

  1. NUOTO e LOMBALGIA
    Alice Bessolo* – Claude Altieri*

    Anni fa i medici ortopedici prescrivevano il nuoto come terapia per il mal di schiena, ma questo rappresentava un errore! 

    Importanti alcuni cenni di fisiologia: come sappiamo tutti, dal punto di vista muscolare esistono due tipi di attività:
    1. Attività tonica
    2. Attività fasica.

    Secondo la legge di Henneman (legge del reclutamento delle fibre muscolari): “Le fibre muscolari vengono reclutate in base alle loro dimensioni”.

    Durante il movimento il comando che parte dal cervello è unico, mentre la dissociazione tonico/fasica viene realizzata attraverso il reclutamento dei motoneuroni.

    Come regola generale, le piccole unità motorie vengono reclutate prima di quelle grandi, il che significa che l’attività tonica precede l’attività fasica. La stabilizzazione attiva delle articolazioni precede quindi il movimento delle articolazioni e la stabilizzazione richiede un’attività tonica. Questa è la versione più classica, ma come al solito è modulare e dipende dal contesto.
    Se sono su un supporto instabile, per esempio, il reclutamento delle fibre può essere invertito in base allo scopo dell’azione.

    Nel caso del nuotatore, in assenza di peso, non è necessaria un’attività tonica antigravitazionale, ma è importante la propulsione: in quel momento verrà invertito il funzionamento e privilegiato il reclutamento di attività fasica rispetto all’attività tonica. Il risultato sarà una distribuzione di fibre nel muscolo a favore delle fibre fasiche, un po’ come le persone che vanno nello spazio che, come se fossero senza peso, non hanno più bisogno di attività tonica antigravitazionale.

    Ecco quindi che il lavoro in acqua può essere controproducente come terapia per la cura del mal di schiena!

    Se guardiamo bene le due foto seguenti noteremo che il nuotatore (foto a destra) ha il basso addome leggermente gonfio: la famosa “boa da nuotatore”, che l’atleta non presenta (foto a sinistra. Questa differenza sembra essere dovuta ad una leggera ptosi viscerale, che troviamo regolarmente nei nuotatori agonisti trattati per il LBP (Low Back Pain – Lombalgia).

    Per il fisioterapista o/e l’osteopata che ha a che fare con i nuotatori agonisti, sarà importante, quindi, praticare trattamenti personalizzati tenendo conto di:

    A. Disfunzioni biomeccaniche
    B. Disfunzioni viscerali biomeccaniche, ma anche disfunzioni circolatorie e neurovegetative (in particolare bradicardia o tachicardia).
    C. Prestare particolare attenzione al funzionamento cardanico toraco-lombare in sinergia con il diaframma (respirazione/circolazione) e i gravicettori sottodiaframmatici.
    D. Naturalmente la valutazione posturale, che è completamente legata all’attività tonica.

    Sarà inoltre necessario collaborare con l’eventuale preparatore atletico per consigliare esercizi da fare ‘a secco’, mirati alla tonificazione muscolare, in particolare al controllo neuro-motorio e all’attivazione del muscolo trasverso dell’addome (ginnastica ipopressiva), soprattutto nelle nuotatrici.

    In questo contesto, la Metodologia BFD® sembra fondamentale.

    * Alice Bessolo: Fisioterapista – Osteopata- Direttore tecnico BFD
    * Claude Altieri: Fisioterapista – Osteopata- Direttore Scientifico, ideatore della BFD

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